Gli osservatori | Страница 17 | Онлайн-библиотека


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Dopo un po’, Mirtin scoprì che il disgregatore era sparito. Aveva visto Charley rimetterlo accanto agli altri congegni, o almeno così gli sembrava; invece adesso non ce n’era più traccia. Mirtin ne fu vivamente allarmato, ma solo per un attimo. In un certo senso si era aspettato una cosa del genere. Faceva parte del rischio che aveva corso mostrando a Charley la sua attrezzatura.

Charley avrebbe usato il disgregatore come un’arma? Difficile.

L’avrebbe fatto vedere a qualcun altro? Certamente no.

Avrebbe cercato di aprirlo e di studiarne il meccanismo? Piuttosto probabile, riconobbe Mirtin.

Comunque, non riusciva a convincersi che quell’azione potesse costituire una minaccia per qualcuno. Che il ragazzo se lo tenga pure, pensò. Non potrà che trarne beneficio. E in ogni caso ormai non c’era nulla che potesse fare.

CAPITOLO QUATTORDICESIMO

Vorneen aveva cominciato a chiedersi con meraviglia come fosse successo, e quando. Si era innamorato di Kathryn Mason, non potevano esserci più dubbi. Ciò che provava per lei era un sentimento forte come quello che nutriva nei confronti di Mirtin e Glair e, dal momento che li amava, doveva amare anche lei. Ma era possibile? Aveva senso? Come era iniziato?

Aveva desiderato avere una relazione sessuale con lei fin dall’inizio, naturalmente. Ma non era la stessa cosa che esserne innamorato.

Vorneen era per natura un seduttore. Quello era il suo ruolo nel gruppo sessuale: era il predatore, l’aggressore che dava inizio agli accoppiamenti. Mirtin non avrebbe mai assunto un ruolo attivo, mentre Glair stimolava l’attività sessuale soltanto sotto le spoglie tutte femminili della consolatrice, della adulatrice, della purificatrice. Vorneen ricercava la passione per la passione. Ciò era accettabile, ed anche necessario per la continuità del gruppo. All’interno del gruppo lui si eccitava, si galvanizzava. Se a volte riteneva necessario allontanarsi dal gruppo, né Mirtin né Glair protestavano. Perché avrebbero dovuto farlo?

Naturalmente, tutto ciò aveva a che fare con le abitudini Dirnane, e con il tipo di attività sessuale Dirnano in particolare. Vorneen non aveva mai preso in considerazione l’idea di estendere il suo raggio di seduzione ad una femmina terrestre. Come tutti gli osservatori, presumeva che non ci sarebbe mai stata alcuna occasione per lui di entrare in contatto con un terrestre, e di certo non si era mai visto alle prese con circostanze così particolari come quelle venutesi ora a creare con Kathryn Mason. Né gli aveva mai sfiorato il cervello l’idea di poter provare desiderio fisico per una donna della Terra.

Però aveva addosso un corpo terrestre. Dal punto di vista anatomico era perfetto, almeno dall’esterno. I suoi stimoli interni erano puramente Dirnani, o almeno così credeva; il suo corpo poteva ingerire il cibo terrestre, però se avesse mangiato qualcosa che piaceva ai terrestri ma faceva male ai Dirnani, sarebbe stato male. Aveva anche dato per scontato che la natura sessuale dominante del suo corpo esteriore sarebbe rimasta esclusivamente Dirnana. Aveva continuato a provare desiderio per Mirtin e Glair, anche se erano nascosti dietro la carne sintetica dei corpi terrestri. Quando avevano fatto l’amore a bordo della nave, l’avevano fatto alla maniera Dirnana, senza fare uso degli organi sessuali esterni dei terrestri. Perché mai, dunque, avrebbe dovuto aspettarsi che quel suo fittizio involucro esterno provasse un autentico desiderio per una femmina terrestre?

Forse erano solo le sue pulsioni interne, le pulsioni di lui, Vorneen, che premevano per trovare una via d’uscita in un contesto differente?

Doveva essere così, si disse all’inizio. Come seduttore, era portato a sedurre, ed i suoi stimoli erano in relazione con il contesto appropriato. Non avendo alcun Dirnano a portata di mano, si sarebbe dovuto accontentare di quella femmina terrestre.

Poi c’era quel senso di sfida. Sarebbe stato capace di sedurla come aveva fatto con tanti suoi simili? Il suo corpo attuale avrebbe funzionato correttamente? Che risultati ne avrebbe ottenuto? Le avrebbe procurato piacere? E ne avrebbe provato lui stesso?

Un gioco, dunque. Nessun contenuto emotivo. La seduzione per amore della seduzione, la caccia soltanto per scoprire certi aspetti della sua attuale condizione.

Quello non era amore, e Vorneen lo sapeva benissimo. Quello era un semplice passatempo.

Da dove proveniva, allora, quell’elemento indesiderato, inatteso ed imbarazzante di partecipazione emotiva?

Tutto era cominciato durante la seconda settimana di permanenza in casa della donna. Era in grado di ricostruire lo svolgersi di quel processo, ma non la sequenza emotiva. Sapeva che cosa aveva fatto, ma non come, o perché. Soprattutto non sapeva perché.

Dal giorno della visita di Kathryn all’ufficio del Culto del Contatto, Vorneen aveva capito che la donna era al corrente della sua origine extraterrestre. Naturalmente doveva averlo sospettato appena aveva cominciato a prendersi cura di lui; era una donna intelligente, ed il corpo di Vorneen era solo un’imitazione approssimativa di quello di un terrestre, sotto la superficie. Sarebbe bastata la sola evidenza metabolica — temperatura del corpo, mancanza di qualsiasi stimolo all’eliminazione dei rifiuti organici — per farle capire che era un alieno. Ma fino a quel giorno Kathryn non aveva mai dato alcun segno visibile di questa consapevolezza, anche se aveva colto lo sguardo negli occhi di lei quando aveva gettato sul letto quel mucchio di pubblicazioni del Culto del Contatto. Aveva letto tra le parole quando gli aveva raccontato della sua visita al quartier generale dell’organizzazione. Era come se gli avesse detto a chiari termini: — Quella società è solo un imbroglio, ma io so com’è fatto un vero alieno, perché ne ho accolto uno proprio in casa mia! — Dunque non valeva più fingere. Lei non aveva mai mostrato di volersi approfittare di ciò che sapeva, non aveva mai detto una parola, né rivolto una domanda sulla sua origine; ma sapeva, e Vorneen sapeva che lei sapeva, e così si era creata fra loro una specie di barriera che li aveva separati.

Kathryn si era tenuta sulle sue. Continuava a dormire nell’altra stanza, e quando lo lavava o gli fasciava la gamba fratturata, era evidente che la vista del suo corpo nudo la infastidiva. Vorneen aveva fatto una corretta diagnosi del problema sessuale della donna, seppure a livello puramente intuitivo, e non certo in riferimento a qualche schema di comportamento comune ai Dirnani. Lei lo desiderava, e nello stesso tempo aveva paura di lui… aveva paura dello stesso desiderio che provava per lui. E così si era allontanata.

La prima volta, quando le aveva proposto di dormire nel letto insieme a lui, Vorneen era sconvolto per il dolore, ancora malconcio ed ammaccato dall’impatto dell’atterraggio, ancora scosso e stordito per la morte quasi certa di Glair e per quella probabile di Mirtin. Aveva bisogno di calore. Aveva bisogno di vicinanza. Be’, lei si era rifiutata di accettare la sua proposta, ma gli aveva tenuto la mano, e questo era già abbastanza.

Dopo di ciò, lui aveva cominciato a desiderare molto di più. La voleva abbastanza vicina da poter esercitare su di lei le sue arti di seduzione. Ma Kathryn, naturalmente, non era stata al suo gioco.

Gli sarebbe piaciuto saperne di più, sulle abitudini locali terrestri. Aveva studiato i tabù tribali della Terra, nel corso delle sue sessioni di indottrinamento, e nei dieci anni trascorsi ad osservare quella gente dal cielo, si era formato un’opinione più chiara in proposito. Ma c’erano dei vuoti, nella sua conoscenza, e adesso cominciavano a rivelarsi come dei vuoti piuttosto gravi.

Il compagno di Kathryn era morto. Suo marito. Essi avevano solo un compagno per volta, sempre del sesso opposto, nel gruppo sessuale socialmente accettato sulla Terra. Lei era una «vedova». Alle vedove era forse richiesto da qualche usanza di rimanere caste per un certo periodo di lutto? Se era così, per quanto tempo? Suo marito era morto da un anno.

In casa c’era una bambina. Il rapporto sessuale era proibito, entro una certa distanza da un bambino? Era necessario mandar via il bambino, o andarsene in qualche luogo opportuno dove poter compiere l’atto?

E quanto ai riti religiosi? Precedevano invariabilmente qualsiasi rapporto fisico?

Vorneen non conosceva le risposte. Personalmente sospettava che Kathryn fosse libera di concedersi a lui ogni volta che l’avesse voluto, e che fosse dunque lei a non volerlo fare.

Di certo era riservata. Il suo atteggiamento nei confronti della sua nudità era complesso, poiché Vorneen era venuto a sapere che lei una volta aveva fatto parte di una casta sociale — quella delle infermiere — in cui alle giovani donne era consentito di guardare e maneggiare i maschi sofferenti senza alcuna inibizione. Perciò le reazioni non troppo nascoste mostrate al contatto con il corpo di Vorneen dovevano derivare da qualche conflitto di desideri dentro il suo animo, e non da qualche violazione di tabù tribali.

Kathryn gli teneva accuratamente nascosto il suo corpo. Nei molti giorni trascorsi in quella casa, Vorneen aveva visto nuda Kathryn solo una volta, e per puro caso. Era successo una sera dopo cena. Vorneen stava leggendo, e la bambina dormiva. Kathryn era in bagno. All’improvviso la bambina si era svegliata da qualche sogno spaventoso ed aveva cominciato a strillare. Vorneen, immobilizzato nel letto, non poteva fare nulla. Ma Kathryn aveva lasciato aperta la porta del bagno proprio in previsione di un’eventualità del genere. Vorneen la vide precipitarsi nel corridoio, nuda e sgocciolante d’acqua, ed offrirsi per un attimo ai suoi occhi, proprio davanti alla porta aperta della camera da letto, mentre correva verso la stanza della figlia. Dopo aver consolato Jill, tornò in bagno con la stessa velocità. Ma lui l’aveva vista. Il suo corpo era completamente differente da quello che Glair aveva scelto per sé. Glair aveva fatto uno studio accurato delle preferenze sessuali del nord America, ed aveva progettato un corpo che potesse suscitare il massimo del richiamo erotico. Kathryn, dal momento che doveva fare i conti con la sua eredità genetica, non poteva reggere il confronto con l’opulenza di Glair. Era più alta, con gambe lunghe e snelle, natiche piatte, seni piccoli. Il suo corpo sembrava costruito per correre e per sprizzare energia, più che per offrire dolcezza e morbidezza.

Vorneen non aveva nulla da obbiettare. I criteri in base ai quali Glair aveva disegnato il suo corpo non corrispondevano ai suoi criteri di bellezza femminile; i terrestri erano così estranei, come forma, che lui non aveva criteri di sorta in proposito. Per lui Kathryn era bellissima come Glair. Forse più, poiché Kathryn era autentica, e Glair soltanto una replica, sia pure ben riuscita.

Desiderava che Kathryn fosse meno pudica per quanto riguardava il suo corpo.

Desiderava che lei si infilasse nel letto, una notte, splendidamente nuda, e si concedesse a lui.

Successe, come era naturale. Ma successe in modo del tutto imprevisto e senza che lui dovesse ricorrere ad alcuno degli espedienti del suo repertorio.

La sua gamba rotta stava guarendo rapidamente, e lui capì che era venuto il momento di saggiarne la resistenza. Aveva oziato abbastanza a letto. Dal momento che il comunicatore della sua tuta si era fracassato nell’impatto, doveva alzarsi e muoversi se voleva sperare di essere rintracciato da una squadra di soccorso, e gli sembrava che la sua gamba fosse già abbastanza resistente da sopportare il peso del suo corpo. Una notte, dopo che Kathryn era andata a dormire, allontanò da sé le coperte e fece penzolare tutte e due le gambe dal bordo del letto.

Fu colto da un momento di vertigine. Era la prima volta che cercava di mettersi in posizione seduta sul letto. Annaspò e si afferrò per un attimo al materasso, aspettando che il suo corpo si riprendesse.

Poi, delicatamente, posò le piante dei piedi sul pavimento.

Vorneen rimase seduto, immobile, e rifletté. Si immaginò la gamba (rotta) che cadeva e si spezzava nel momento in cui esercitava pressione su di essa. Il suo corpo esteriore poteva anche essere artificiale, ma era collegato per via neurale con quello interno Dirnano; e, come aveva già avuto l’opportunità di scoprire, provava un dolore autentico quando il suo irreale involucro subiva qualche lesione. Forse sarebbe stato meglio attendere ancora un paio di giorni?

No.

Spostò in avanti il baricentro, sostenendosi al comodino accanto al letto, e si mise in piedi. Piano, piano, piano… Come andava la gamba? Lo sosteneva? Sì!

Un attimo dopo, un attacco di vertigini lo colpì con la violenza di una bufera invernale.

Il suo corpo sembrò spaccarsi in due, ciascun arto staccarsi dal nucleo. Vorneen gridò e fece di scatto un passo in avanti sulla gamba buona, poi un altro esitante su quella ferita, ed infine concluse la sua manovra rimanendo in piedi in mezzo alla stanza, scosso dai brividi ed aggrappato allo schienale di una sedia che gli era capitata a portata di mano. Pensò che il pavimento si sarebbe spalancato e lo avrebbe inghiottito. Era talmente stordito da non vedere più nulla. Spostò tutto il suo peso sulla gamba sana, al punto da suscitare fiere proteste da parte del suo sistema nervoso centrale, costretto a sostenere un corpo debilitato da una lunga inattività. La sua gamba infortunata era nuovamente sana, ma lui non aveva tenuto conto della debolezza dei muscoli, e del suo sistema nervoso scombussolato, dopo tanti giorni di immobilità a letto. Momentaneamente disorientato, non ebbe nemmeno la presenza di spirito di disinserire i gangli.

— Che cosa sta facendo?

Kathryn era in piedi sulla soglia. Indossava una camicia da notte leggerissima che le arrivava alle cosce e non nascondeva nulla del suo corpo. Aveva un’espressione di rimprovero sul volto. Vorneen dovette lottare per mettere a fuoco la mente.

— La mia gamba… la stavo provando…

La donna si precipitò verso Vorneen, che se ne stava immobile in mezzo alla stanza, a poco più di due metri di distanza dal letto, incapace di andare avanti e di andare indietro, mentre le forze pian piano lo abbandonavano, anche quelle poche che gli occorrevano per rimanere in piedi. Kathryn lo circondò con le braccia e lo sostenne. Un’ondata di sollievo attraversò tutto il suo sistema nervoso. Lei lo afferrò con decisione, e nello stesso momento Vorneen perse la presa sulla sedia e cominciò a cadere. In qualche modo Kathryn resistette a quella pressione improvvisa e riuscì a sorreggerlo quel tanto che bastava a percorrere incespicando i tre passi che li separavano dal letto, e crollarvi sopra insieme a lui.

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