Gli osservatori | Страница 14 | Онлайн-библиотека


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Kathryn la interruppe, disperata. — Mi spiace, non ho letto nessuno dei suoi libri. E non sono neppure venuta qui per la funzione. O per aderire al movimento. Volevo solo delle informazioni.

L’espressione di calore professionale svanì. — Lei fa parte dei «media»? — le domandò con sospetto la donna.

— Intende dire se sono una giornalista? Oh, no. Sono solo una… — Kathryn fece una pausa, alla ricerca del modo migliore per affrontare la cosa. — Solo una normale casalinga. Sono preoccupata per quelle cose nello spazio, i dischi volanti e così via, e non so proprio da dove incominciare con le mie domande; so solo che voglio saperne di più, se esistono esseri nello spazio esterno, lei capisce, e che cosa vogliono fare di noi, e così via. Era molto tempo che avevo voglia di fare un salto da voi; e quando ho visto quel globo di fuoco, qualche sera fa’, be’, mi ha fatto decidere. Sono venuta appena mi è stato possibile. Ma sono del tutto ignorante in materia. Con me, lei dovrà cominciare dall’inizio.

La rappresentante del Culto del Contatto si rilassò, ed abbassò la guardia, convinta ormai di non trovarsi di fronte ad una ficcanaso di giornalista. — Forse dovrebbe cominciare a leggere le nostre pubblicazioni — disse, e prese una grossa busta di canapa dalla scrivania, facendola scivolare verso Kathryn. — Questo è il materiale introduttivo. Troverà tutti gli opuscoli fondamentali. E qui… — aggiunse alla pila un massiccio libro in edizione economica — … qui c’è l’ultima edizione del libro di Frederic Storm, I nostri amici, la Galassia. E davvero esaltante.

— Esaminerò ogni cosa con cura.

— C’è una quota di due dollari per il materiale.

Kathryn ne fu sbalordita. Chi cercava proseliti non si tuffava di solito a caccia di profitti nella primissima fase del processo di conversione. Serrò le labbra e nello stesso tempo le porse i due biglietti da un dollaro.

— C’è anche un documentario informativo della durata di quindici minuti. Lo trasmettiamo nel nostro auditorio al primo piano ogni mezz’ora. Il prossimo ci sarà tra circa cinque minuti. — Un fugace sorriso. — Non si paga nulla, per assistere.

— Lo guarderò — promise Kathryn.

— Bene. In seguito, se lei proverà il desiderio di partecipare più intimamente all’esperienza che Frederic Storm offre al mondo intero, torni pure qui e ne parleremo insieme, e poi la registrerò su base provvisoria. Ciò le darà il diritto di frequentare la funzione di stasera.

— Bene — disse Kathryn. - Ed ora, posso farle una semplice domanda… sui dischi volanti, non proprio sulla vostra Società?

— Ma certo.

— Il globo di fuoco di lunedì sera. Non è stato realmente una meteora, vero? Lei non pensa che si sia trattato di un disco volante, magari di uno che è esploso?

— Frederic Storm crede in effetti che sia stato proprio un veicolo del popolo galattico — rispose affettatamente la donna. Era una specie di robot, che ripeteva le parole del capo, preoccupandosi sempre di chiamarlo per nome e cognome. — Ha rilasciato ieri una breve dichiarazione, ed ha in progetto per i primi della settimana prossima di approfondire ulteriormente il suo pensiero nel corso di una funzione.

— Dice che era un disco? E che cosa dice del suo equipaggio?

— Non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito.

— Immagini — disse Kathryn a fatica — immagini che l’equipaggio… si sia lanciato col paracadute. Immagini che siano atterrati vivi. È possibile? Che possano atterrare, che abbiano l’aspetto di esseri umani, e magari che vengano scoperti da noi e portati in casa nostra? Può dirmi se è mai successa una cosa del genere?

Ebbe paura di essere stata troppo esplicita. Di certo quella donna non le avrebbe dato requie finché non l’avesse condotta a vedere il visitatore galattico ferito ora sistemato a casa sua. Invece no, non sembrava che la cosa l’avesse particolarmente colpita; un semplice spostamento di ingranaggi, e recitò a memoria la relativa parte del programma dell’organizzazione.

— Certamente i galattici sono sbarcati sulla Terra molte volte, e si sono mescolati a noi sotto forma umana. Poiché essi sono umani, solo molto più avanzati, molto più vicini alla divinità che è la meta ultima del nostro destino. Frederic Storm direbbe che è molto probabile che gli esseri a bordo della nave siano atterrati senza danni. Ma non abbiamo nulla da temere da loro. Lei deve capire una cosa: essi sono benevoli. Venga, ora, o perderà il nostro documentario. Quando ritornerà nel mio ufficio, lei sarà assai più profondamente consapevole del significato di questo momento unico e magnifico nella storia umana e transumana.

Kathryn venne sospinta dolcemente fuori dall’ufficio, e si ritrovò da sola nella disadorna anticamera. Una freccia indicava l’auditorio al primo piano; la seguì. Una rampa di scale la condusse in una stanza ampia dall’aria astratta. La parete opposta era uno schermo; c’erano un paio di dozzine di file di sedie, ed i consueti emblemi, il ritratto di Frederic Storm, le mappe stellari, ed altri distintivi del Culto del Contatto lungo tutte le pareti. Nella sala c’erano altre quattro persone, tutte donne di una certa età. Kathryn prese posto nell’ultima fila, e quasi contemporaneamente le luci si spensero e lo schermo si illuminò.

In tono solenne, la voce di un commentatore esordì: — Dall’incommensurabile vuoto dello spazio, attraverso gli abissi inconcepibilmente vasti dello spazio intergalattico, verso il nostro umile, tormentato pianeta, si dirigono visitatori amichevoli.

Sullo schermo: le stelle. La Via Lattea. L’obbiettivo che puntava su un gruppo di stelle. Ad un tratto, un’immagine del nostro sistema solare, i pianeti in fila come perline sullo sfondo del cielo. Saturno, Marte, Venere. La Terra con i continenti in eccessivo rilievo, una fotografia palesemente falsa, nient’affatto simile ad un’immagine vista dallo spazio. E poi apparve un disco volante librato in aria, infinitamente piccolo, ma sempre più grande man mano che si avvicinava alla Terra. Kathryn dovette reprimere la tentazione di scoppiare a ridere. Quel disco era una cosa comica, tutto oblò e periscopi e luci abbaglianti. Fino ad ora il documentario assomigliava né più né meno ad un tipico film di fantascienza, trattato con il consueto mestiere.

— Esseri di grazia divina… transumani nelle loro facoltà… benevoli, che tutto vedono, e tutto sanno… afflitti per la nostra travagliata civiltà…

Adesso lo schermo mostrava l’interno di un disco volante. Congegni di ogni genere dappertutto, calcolatori, strumenti ticchettanti e misuratori. C’erano anche le creature dei dischi volanti: superbi esemplari di vita transumana, muscolosi, bellissimi, con espressioni di ineffabile saggezza. Adesso la nave stava atterrando sulla Terra, leggera come una piuma. La scena si fece violenta: contadini che sparavano ai visitatori, uomini in divisa che li attaccavano con determinazione, donne isteriche che si nascondevano dietro gli alberi. Ed i visitatori galattici che se ne restavano calmi e tranquilli, respingendo le pallottole e le bombe, sorridendo tristemente, facendo cenni agli spaventati terrestri perché riprendessero animo.

— In quest’epoca di crisi e di dubbio, Frederic Storm si è fatto avanti offrendosi come intermediario fra il genere umano e il genere transumano…

Si vide il grand’uomo avanzare senza paura verso il disco volante atterrato, sorridendo, e sollevando le mani in segno di saluto. Poi lo si vide tracciare segni geometrici sul terreno, e porgere il benvenuto con voce vigorosa. Quindi apparve Storm a bordo del disco volante. I galattici sembravano alti quasi due metri e mezzo, e gli stringevano solennemente le mani.

— Frederic Storm trasmise il messaggio di pace ad un genere umano ostile e paralizzato dalla paura. All’inizio andò incontro soltanto alla derisione ed all’ironia che altri grandi condottieri dell’umanità avevano conosciuto…

La folla che spaccava il parabrezza della macchina di Storm e le dava fuoco. La polizia che interveniva appena in tempo a salvare il profeta. Pugni agitati minacciosamente. Volti distorti dall’odio.

— … ma vi furono coloro i quali riconobbero la verità della missione di quest’uomo perseguitato…

L’immagine di donne che facevano la fila in un supermercato per acquistare copie di uno dei libri di Storm. Discepoli. Storm che sorrideva, rivolto ad una gran folla nel «Coliseum» di Los Angeles. Il senso di un ritmo in crescendo, di un movimento religioso appena nato ma già sulla strada.

Kathryn si agitò sulla sedia.

Con una sorta di stralunata sagacia, il documentario cominciò a passare da un’immagine all’altra: Storm nuovamente tra gli esseri del disco volante, Storm che guidava i suoi seguaci alla preghiera ed alla meditazione, Storm che parlava direttamente dallo schermo, sollecitando tutta l’umanità a mettere da parte la sfiducia ed il sospetto, ed a dare il benvenuto al pacifico popolo spaziale con tutto il suo cuore. Immagini di altre persone che avevano avvistato i dischi volanti si formarono sullo schermo: donne eccitate che affermavano di aver visto i galattici, «Sì, li ho visti davvero», ed uomini magri, tremanti che annunciavano di aver viaggiato sulle navi degli extraterrestri, «effettivamente e letteralmente». Ed una sequenza finale di immagini che rivelavano una vera funzione della Società per la Fratellanza dei Mondi. Non era altro che una sessione di risveglio religioso, piena di benedizioni e di dichiarazioni urlate a gran voce, di braccia sollevate e di fronti sudate e di occhi sgranati, di estatiche confessioni di contatti con i galattici. Il documentario si concluse con una rapsodia eseguita da un organo che fece vibrare l’intero palazzo. Quando le luci si riaccesero, le altre quattro donne che componevano il pubblico rimasero sedute immobili, stordite, come se avessero vissuto un’esperienza sconvolgente.

Kathryn lasciò rapidamente la sala, ed uscì dall’anticamera al pianterreno prima che qualcuno potesse vederla. Era stato uno spreco di tempo venire fin lì, se ne rese conto solo allora. Tutto ciò che aveva sentito dire a proposito del Culto del Contatto era vero: non era altro che un sistema per far denaro, un tentativo per approfittarsi dei gonzi e degli illusi. Kathryn provò l’impulso di precipitarsi in quell’elegante ufficio e di gridare: — Frederic Storm non ha mai visto un galattico in vita sua! Se ne vuole vedere uno, venga con me a casa mia! — I galattici erano forse alti due metri e mezzo e con l’aria straordinariamente benevola? No; almeno uno di loro non lo era. Kathryn non vedeva alcun legame tra l’ospite che aveva in casa e gli scintillanti esseri di quel documentario. Frederic Storm era un impostore, ed i suoi seguaci erano dei maniaci, proprio come avevano sempre sostenuto la maggior parte delle persone intelligenti. A Kathryn sembrò amaramente divertente che Vorneen fosse andato a cadere proprio nel giardino di una persona scettica. E se fosse andato a finire vicino alla casa di un vero credente?

Rise di quell’idea. Di sicuro Storm sarebbe rimasto di sasso, se uno dei suoi proseliti si fosse presentato alla funzione serale con un autentico galattico a rimorchio! Sarebbe stato come portare Gesù alla Messa Alta… un bell’imbarazzo per le autorità.

Peccato, comunque, che avesse fatto un viaggio inutile. Cedendo ad un impulso che — come si rendeva conto solo ora — era stato dettato da una disperata ingenuità, si era recata ad Albuquerque aspettandosi di trovare conforto e consigli sinceri presso il Culto del Contatto… qualcuno che sapesse guidarla e dare un senso alla presenza in casa sua di quell’essere misterioso. Invece le avevano propinato una specie di carosello pubblicitario tambureggiante e le avevano munto un paio di dollari. Ma adesso aveva chiuso con la Società per la Fratellanza dei Mondi, pensò, mentre correva verso casa sulla superstrada che cominciava a riempirsi del traffico dell’ora di punta. Il Culto del Contatto non aveva niente da offrire. Con Vorneen, avrebbe dovuto vedersela da sola.

Dopo essere passata a riprendere Jill dalla vicina, Kathryn entrò in casa già pensando a che cosa avrebbe preparato per cena. Si recò nella stanza di Vorneen. Era sveglio.

— Ha fatto buon viaggio? — le domandò.

— Non proprio. Non ho combinato nulla.

— Che cos’ha in mano?

Si rese conto che aveva ancora con sé gli opuscoli ed i libretti che le avevano dato alla sede dei contattisti. Le sue guance avvamparono. — Niente di particolare. Rivistucole.

— Magari potrei leggerne qualcuna.

Kathryn cercò una via d’uscita, non la trovò, e disse: — Va bene. Per quello che valgono. — Gettò il materiale sul letto. Vorneen aprì le pubblicazioni a ventaglio.

— Di che si tratta? — domandò.

In tono uniforme, Kathryn rispose: — Letteratura sui dischi volanti. Me li hanno dati al Culto del Contatto di Albuquerque. Sa che cos’è il Culto del Contatto?

— La nuova religione. Basata su ipotetici incontri fra terrestri ed esseri alieni provenienti dallo spazio.

— Esatto — commentò Kathryn.

— Perché mai dovrebbe interessarsi di queste cose? — le chiese lui in un tono inequivocabilmente ironico.

I loro occhi si incontrarono. — Io mi interesso di molte cose. Ma con loro ho perso il mio tempo. Raccontano un mucchio di sciocchezze. La loro religione è tutta un’invenzione. Non saprebbero riconoscere un vero essere galattico nemmeno se se lo trovassero davanti al naso e li salutasse.

— Ne è sicura?

— Sì — rispose lei, decisa. — Sì!

CAPITOLO UNDICESIMO

Nei momenti più oscuri degli ultimi anni, Tom Falkner si era detto spesso, quasi per compiangersi, che la sua vita era un inferno. Ma ora, nei pochi giorni da che aveva portato Glair a casa sua, si era reso conto che aveva esagerato parecchio. In realtà non si trattava tanto dell’inferno, quanto dei suoi sobborghi. Alla fine, però, era riuscito ad arrivarci, proprio nel bel mezzo dell’inferno.

E non era nemmeno sicuro di poter resistere troppo a lungo senza crollare.

Negli anni trascorsi aveva subito parecchi duri colpi — il fallimento della sua carriera di astronauta, la relegazione in quella raccolta di scarti umani che era il SOA, la fine del suo matrimonio — senza crollare. Piegandosi, sì, ma rimanendo intero. Quest’ultimo sembrava però essere stato di troppo. Lo aveva colpito proprio lungo la linea di conflitti inconciliabili che giaceva nell’intimo del suo essere, ed era sul punto di spaccarsi come la Faglia di Sant’Andrea.

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